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canzone

Traduzione della poesia “Song” di Brigit Pegeen Kelly (1995).

originale

Song

Listen: there was a goat’s head hanging by ropes in a tree.
All night it hung there and sang. And those who heard it
Felt a hurt in their hearts and thought they were hearing
The song of a night bird. They sat up in their beds, and then
They lay back down again. In the night wind, the goat’s head
Swayed back and forth, and from far off it shone faintly
The way the moonlight shone on the train track miles away
Beside which the goat’s headless body lay. Some boys
Had hacked its head off. It was harder work than they had imagined.
The goat cried like a man and struggled hard. But they
Finished the job. They hung the bleeding head by the school
And then ran off into the darkness that seems to hide everything.
The head hung in the tree. The body lay by the tracks.
The head called to the body. The body to the head.
They missed each other. The missing grew large between them,
Until it pulled the heart right out of the body, until
The drawn heart flew toward the head, flew as a bird flies
Back to its cage and the familiar perch from which it trills.
Then the heart sang in the head, softly at first and then louder,
Sang long and low until the morning light came up over
The school and over the tree, and then the singing stopped….
The goat had belonged to a small girl. She named
The goat Broken Thorn Sweet Blackberry, named it after
The night’s bush of stars, because the goat’s silky hair
Was dark as well water, because it had eyes like wild fruit.
The girl lived near a high railroad track. At night
She heard the trains passing, the sweet sound of the train’s horn
Pouring softly over her bed, and each morning she woke
To give the bleating goat his pail of warm milk. She sang
Him songs about girls with ropes and cooks in boats.
She brushed him with a stiff brush. She dreamed daily
That he grew bigger, and he did. She thought her dreaming
Made it so. But one night the girl didn’t hear the train’s horn,
And the next morning she woke to an empty yard. The goat
Was gone. Everything looked strange. It was as if a storm
Had passed through while she slept, wind and stones, rain
Stripping the branches of fruit. She knew that someone
Had stolen the goat and that he had come to harm. She called
To him. All morning and into the afternoon, she called
And called. She walked and walked. In her chest a bad feeling
Like the feeling of the stones gouging the soft undersides
Of her bare feet. Then somebody found the goat’s body
By the high tracks, the flies already filling their soft bottles
At the goat’s torn neck. Then somebody found the head
Hanging in a tree by the school. They hurried to take
These things away so that the girl would not see them.
They hurried to raise money to buy the girl another goat.
They hurried to find the boys who had done this, to hear
Them say it was a joke, a joke, it was nothing but a joke….
But listen: here is the point. The boys thought to have
Their fun and be done with it. It was harder work than they
Had imagined, this silly sacrifice, but they finished the job,
Whistling as they washed their large hands in the dark.
What they didn’t know was that the goat’s head was already
Singing behind them in the tree. What they didn’t know
Was that the goat’s head would go on singing, just for them,
Long after the ropes were down, and that they would learn to listen,
Pail after pail, stroke after patient stroke. They would
Wake in the night thinking they heard the wind in the trees
Or a night bird, but their hearts beating harder. There
Would be a whistle, a hum, a high murmur, and, at last, a song
The low song a lost boy sings remembering his mother’s call.
Not a cruel song, no, no, not cruel at all. This song
Is sweet. It is sweet. The heart dies of this sweetness.

traduzione

Canzone

Ascolta: c’era una testa di capra appesa a una corda legata a un ramo.
Stette appesa tutta la notte a cantare. A quelli che la sentirono
fece un gran male al cuore e pensarono di aver sentito
la canzone di un uccello notturno. Si svegliarono di colpo e dopo
tornarono a dormire. Nel vento notturno la testa di capra
dondolava avanti e indietro, e da lontano aveva lo stesso bagliore tenue
del chiaro di luna sui binari a qualche miglio da lì
dove era rimasto il corpo decapitato della capra. Alcuni bambini
le avevano staccato la testa. Fu più difficile di quanto credessero.
La capra gridava come una persona e si dimenava. Ma poi
ci riuscirono. Appesero la testa sanguinante vicino la scuola
e corsero via, nel buio che promette di nascondere tutte le cose.
La testa pendeva dall’albero. Il corpo stava lungo i binari.
La testa reclamò il corpo. Il corpo la testa.
Si mancavano. La mancanza si ingrossava fra loro,
fino a tirare via dal corpo il cuore, finché
il cuore strappato non volò diretto alla testa, come vola l’uccello
alla sua gabbia e al trespolo familiare da dove trilla.
Quindi il cuore cantò nella testa, prima piano e poi più forte,
cantò basso e cantò a lungo fino all’arrivo delle prime luci
sopra la scuola e sopra l’albero e allora il canto finì…
La capra apparteneva a una bambina che l’aveva
chiamata Spina Spezzata Dolce Mora, come
il rovo di stelle della notte, perché la pelliccia setosa
era scura come l’acqua in un pozzo, e gli occhi sembravano bacche selvagge.
La bambina viveva vicino la ferrovia. Di notte
sentiva i treni passare, il suono dolce del fischio del treno
sparso delicatamente fino al suo letto, e quando la mattina si svegliava
dava alla capra belante un secchio di latte caldo. Le cantava
canzoni di bambine con la corda o di cuochi sulle navi.
La spazzolava con la spazzola dura. Quotidianamente la sognava,
che crescesse e crescesse, e crebbe. Credette che crescesse
grazie ai suoi sogni. Poi una notte la bambina non sentì il fischio del treno
e quando la mattina si svegliò, trovò il recinto vuoto. La capra
non c’era. Sembrava tutto strano. Come se fosse arrivata
una tempesta mentre dormiva, pietre e vento, e la pioggia
avesse spogliato i rami dei loro frutti. Capì che qualcuno
le aveva rubato la capra e che aveva cattive intenzioni. Allora
la chiamò. Tutta la mattina e tutta la sera, la chiamò e
la chiamò. Camminò e camminò, sentendosi un male al petto
come il male che le facevano i sassolini sotto le piante morbide
dei piedi scalzi. Poi qualcuno trovò il corpo della capra
vicino ai binari, le mosche che già banchettavano
al collo reciso della capra. Poi qualcun altro trovò la testa
appesa all’albero vicino la scuola. Si sbrigarono a rimuovere
le due parti perché la bambina non le vedesse.
Si occuparono di raccogliere soldi per comprarle un’altra capra.
Si affrettarono a trovare i bambini colpevoli, per sentirli
ammettere che era uno scherzo, uno scherzo, uno scherzo e basta…
Ma ascolta: è questo il punto. I bambini pensavano
di divertirsi e finirla là. Fu più faticoso di quanto
avessero immaginato, quello stupido sacrificio, ma lo terminarono,
fischiettando mentre si lavavano le mani grandi nel buio.
Non sapevano che la testa della capra già
cantava dietro di loro sull’albero. Non sapevano
che la testa della capra avrebbe continuato a cantare, solo per loro,
per molto tempo dopo quella notte, e avrebbero imparato a sentirla
un secchio alla volta, una strigliata alla volta. Si sarebbero
svegliati di notte pensando di aver sentito il vento tra gli alberi
o un uccello notturno, ma il cuore avrà battuto loro veloce. E si
sarebbe sentito un fischio, un brusio, un gran soffio e, infine, una canzone.
La canzone sommessa che un bambino perduto canta rimpiangendo il richiamo della madre.
Non è una canzone crudele, no, no, non è crudele. Questa canzone
è dolce. Sì, è dolce. Muore di tanta dolcezza il cuore.

1994, Brigit Pegeen Kelly ✍️

Fair use. Copyright © 1995 by Brigit Pegeen Kelly.


bibliografia

Kelly, Brigit Pegeen. “Song.” Song: Poems, BOA Editions, 1995, p. 15, https://archive.org/details/songpoems00kell/page/15.
Kelly, Brigit Pegeen. Song: Poems. BOA Editions, 1995, https://archive.org/details/songpoems00kell/page/15.
Kelly, Brigit Pegeen. Poems: Song and The Orchard. Carcanet, 2008, http://id.sbn.it/bid/BCT0021049.

In copertina: elaborazione di yellow and black leaf plan, by Max Lederer on Unsplash.

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